Alessandro Bettazzi
L’Alta Via dei Parchi è un cammino di circa 500 km, diviso in 27 tappe, che attraversa l’Appennino tra Emilia-Romagna, Toscana e Marche, toccando due parchi nazionali, cinque regionali e uno interregionale. È un percorso pensato apposta: mettere in fila i sentieri più alti dell’Appennino per farne un’unica via, con un obiettivo preciso — far conoscere un crinale che per secoli è stato guardato dal basso, dalle valli, e mai davvero percorso per intero.
Noi ne frequentiamo un pezzo ogni anno: quest’anno cammineremo dal Passo del Cerreto al Corno alle Scale. Il tracciato si sovrappone per tratti al Sentiero Italia CAI, e in certi punti persino al Sentiero Europeo E1, quello che da qualche parte in Scandinavia arriva fino in Sicilia. Un dettaglio che scopri quasi per caso, magari fermandoti a leggere un segnavia, e che ti fa vedere il sentiero sotto i piedi in un altro modo: stai su un pezzo di crinale emiliano, ma anche su una rete di cammini che attraversa mezzo continente.

Torniamo sull’AVP dal 2018. Ogni volta un pezzo diverso, a seconda di quanti giorni abbiamo e di che stagione è. Non lo facciamo per dovere, ma per il gusto di farlo. I panorami reggono il confronto con qualsiasi cartolina alpina, solo che qui puoi camminare ore intere senza incrociare nessuno. Nei rifugi non si fatica a trovare chi ti racconta un aneddoto sulla zona: il gestore, quasi sempre, la montagna la conosce da una vita e non da un’estate stagionale. E la cucina — tortelli, funghi, formaggi — non è pensata per un turismo “mordi e fuggi”, è quella di sempre, la stessa che si mangia in paese, quella conviviale, casalinga e che ti fa stare comodamente con le gambe sotto il tavolo per ore.
Il tratto che percorreremo noi tra il Cerreto e il Corno alle Scale sale sul Monte Prado, sfiora il Cimone con le Tre Potenze, attraversa il Libro Aperto e molto molto altro che non vogliamo spoilerarvi. Alcuni giorni si cammina su roccia nuda, altri in mezzo a prati che sembrano non finire mai. Ma il crinale è sempre lo spartiacque: guardi a destra e vedi la pianura, guardi a sinistra e vedi la Toscana.

A San Pellegrino in Alpe, il paese abitato più alto di tutto l’Appennino — 1525 metri — il confine tra Emilia-Romagna e Toscana passa esattamente a metà dell’abitato. Nel santuario, dietro l’altare, riposano le reliquie dei santi Pellegrino e Bianco: il busto in Emilia, il resto del corpo in Toscana. Chi vive qui racconta anche la storia del “Giro del Diavolo” — un eremita, uno schiaffo così forte da spedire il diavolo fino alle Alpi Apuane, dove il suo corpo avrebbe bucato la montagna creando quello che oggi si chiama Monte Forato. Vera o no, è una di quelle storie che si ascoltano meglio seduti su un muretto, dopo qualche ora di cammino.
Al Passo delle Forbici, invece, un cippo ricorda otto partigiani caduti nell’agosto del 1944. Ci si passa senza aspettarselo, e per un momento il crinale smette di essere solo un bel percorso: qui è passata anche la Linea Gotica, la Resistenza, la storia più dura del Novecento.
Non è il sentiero più bello del mondo — non lo diciamo, e non ci crediamo nemmeno noi. È un pezzo di Appennino che frequentiamo da anni, che cambia colore con la luce del giorno, dove i rifugi sanno di casa e ogni volta c’è una storia nuova da raccogliere lungo il cammino. Questo cammino trasuda vita, storia e curiosità, ed è per questo che ci piace così tanto. Se vi va di percorrerlo con noi, dal Passo del Cerreto al Corno alle Scale, trovate tutte le informazioni sul nostro sito.

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