Valli di Lanzo: un’altra montagna è possibile

Le Alpi sono sono coinvolte in tanti cambiamenti di questi decenni, attivati dalla crisi climatica e dalle dinamiche sociali.

La rapida mutazione dell’ambiente dovuta alla fusione dei ghiacciai, alla minore permanenza dell’innevamento stagionale e alla risalita altimetrica delle specie botaniche, porta effetti evidenti anche a osservatori non preparati. Sono sotto gli occhi di tutti anche le difficoltà dell’industria dello sci, che vede un numero sempre minore di località attive con forte aumento dei costi, e gli squilibri dovuti all’overtourism in poche e selezionate mete nell’epoca dell’iper-comunicazione e dello sharing fotografico dei social.

Se il turismo è oggi indubbiamente il primo settore per rilevanza economica nelle Alpi, si impongono delle scelte di campo rispetto ai modelli da sviluppare. In questo contesto sempre più attori territoriali stanno facendo scelte consapevoli rispetto alla promozione di una proposta fondata sulle attività outdoor a basso impatto infrastrutturale, legata spesso al coinvolgimento delle comunità locali in questo processo.

Dovendo fare delle scelte su quali aree frequentare con le nostre escursioni non abbiamo potuto fare a meno di notare alcuni di questi esempi dei quali condividiamo l’etica e la visione.

Tra i vari casi che si sono sviluppati, come Vette e Baite, siamo entrati in contatto con il Consorzio turistico Valle Maira, ospitandolo in una delle nostre talk a Milano perché potesse raccontarci la propria esperienza, forse la più longeva, come consorzio pubblico-privato che ha puntato sul turismo sportivo ed esperienziale. Questo ampio comprensorio naturalistico e culturale si è anche imposto come una delle nostre mete sia estive che invernali, regalando bei momenti ai gruppi che lo hanno frequentato.

Un’altra realtà territoriale che abbiamo notato e che, non a caso, collabora con Valle Maira, è il Consorzio operatori turistici Valli di Lanzo. Dalle Alpi Cozie passiamo alle Alpi Graie, qualche centinaio di chilometri e una decina di vallate più a nord, nella provincia di Torino. Anche qui un ampio sistema di valli e ambienti di alta montagna di alto valore naturalistico e storico-memoriale. Una corona di vette oltre i tremila metri sulle quali si sono vissute tante storie agli albori dell’alpinismo nostrano. Un territorio indubbiamente molto vocato per le attività outdoor e con una pressione turistica relativamente bassa rispetto alle attrattive che mette in campo.

Un mondo selvaggio, ricco di sentieri di alta quota e ambienti che uniscono un volto accogliente e severo allo stesso tempo. Laghi cristallini, torrenti e acque superficiali, come le impermeabili rocce delle Alpi occidentali sanno regalare. Un laboratorio a cielo aperto dove, come e forse più, che in altre zone sono evidenti i segni di un recente ritiro glaciale e di una ricolonizzazione di molte specie botaniche alle alte quote, con alcuni itinerari un tempo alpinistici che divengono escursionistici dopo la scomparsa dei ghiacci.

Le Valli di Lanzo sono 3: la valle di Viù, la Val d’Ala e la Val Grande. Le loro testate confinano con la Francia e ospitano le vette più imponenti delle Alpi Graie meridionali, molte delle quali superano i 3500m di altezza: da sud a nord il Rocciamelone, la cima d’Arnas, la Bessanese, la Ciamarella, le Levanne. Questa zona è stata tra le prime ad avere una importante frequentazione escursionistica e alpinistica, legata alla nascita del Club Alpino Italiano a Torino nel 1863, come testimoniato dalla grande longevità dei principali rifugi. Il rifugio Gastaldi alla Bessanese ha 146 anni, fondato nel 1880, ma storici sono anche il rifugio Cibrario con i suoi 135 anni e il rif. Tazzetti, che esiste da 118 anni.

Quella delle Valli di Lanzo non è quindi una scoperta, ma una riscoperta, di un universo tra i più affascinanti di tutta la montagna italiana, dove questa estate avremo il piacere di potervi accompagnare.

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