Elisa Leger
Pensateci bene: in meno di un secolo, con la comparsa dell’illuminazione artificiale, abbiamo davvero perso la notte. Oggi l’83% della popolazione mondiale vive in un crepuscolo perenne. Sebbene una persona su tre non riesca manco più a vedere la Via Lattea dalla propria casa, poco ancora si parla di inquinamento luminoso. Eppure l’Italia è seconda nella classifica di chi ha il cielo più inquinato (ci batte solo la Corea del Sud) e la Pianura Padana è uno dei luoghi più luminosi del pianeta: basta guardare una foto notturna per capire che stiamo davvero andando a fuoco!
La causa? Troppe luci, troppo intense (pensate ai gettonatissimi led a luce fredda) e decisamente mal messe perché invece di illuminare dove c’è bisogno, ossia verso il basso, disperdono verso l’alto, creando quella cupola arancione che cancella il cielo e avvolge le nostre città. Un grande spreco di energia che per forza di cose si traduce anche in grande spreco di soldi.
A fregarci, in realtà, è anche la nostra percezione perché “tutto sommato la luce non sporca” e poi “di notte ci serve vedere bene: sicurezza, criminalità…” direte voi. Eppure è proprio l’illuminazione eccessiva a causare sia abbagliamenti che incidenti. In più la luce perenne ci scombina la melatonina, sacro ormone della notte, influendo sul nostro ritmo circadiano e aumentando i problemi di salute (diabete, obesità, stess, insonnia, rischio di tumore). Senza contare i danni a tutte le specie che si orientano grazie alle stelle e che vengono completamente confuse dalle nostre oasi luminose.

Nel 2019 Irene Borgna, tra le mani una mappa dei cieli neri europei, ha fatto un viaggio in camper alla ricerca delle zone più buie del nostro continente cercando di capirne la ricetta segreta: ce lo racconta nel suo bel libro Cieli neri. Se non l’avete letto, vi consiglio di partire da qui.
Scoprirete che da noi resta un luogo dove ancora si può sperimentare la notte naturale: sono infatti le vallate delle Alpi occidentali che vanno dal Monviso al Marguareis a godere dei migliori cieli d’Italia. Ed è qui che attraverso il progetto ‘Cieli stellati’ il Parco Naturale delle Alpi Marittime sta monitorando qualità della notte, inquinamento luminoso e impatto sulla biodiversità con l’idea di estendere la Riserva Internazionale del Cielo Stellato (RICE) già presente oltralpe, creando una vera rete a protezione del mondo notturno.
Quest’estate ci andremo insieme con due proposte (in cui non sentirete parlare solo di notti buie e fotoni, ma anche di molto altro, promesso): a giugno sul massiccio del Marguareis in un trekking tra rifugi alpini e ad agosto in val Maira dormendo in tenda sotto ad uno dei cieli stellati più spettacolari dell’intero arco alpino.

…Ma intanto cosa puoi fare davvero?
Ecco qualcosa di positivo: l’inquinamento luminoso è l’unico reversibile semplicemente con un interruttore! Per vedere le stelle non serve il buio totale ma usare la luce con intelligenza (ad esempio installando luci che riducono la dispersione). Associazioni come cielobuio.org e darksky.org si occupano proprio di questo. Tienile d’occhio.
‘Il cielo è di tutti gli occhi’ ci diceva Gianni Rodari quando eravamo bambini. Ora sappiamo qualcosa di più su come fare perché non ci venga rubato o magari perché ce ne sia restituito qualche pezzettino.
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