Veronica Villa
Ci sono luoghi che non si concedono subito. Restano nascosti, silenziosi, come se aspettassero il passo giusto per rivelarsi. Il Cammino dei Tre Villaggi è così.
Non impressiona per numeri, non cerca di stupire con distanze epiche o dislivelli estremi. Si muove in punta di piedi, tra una ventina di chilometri e un dislivello che si lascia percorrere senza fretta, distribuendosi tra salite morbide e discese che si infilano dentro la terra. Eppure, fin dai primi passi, si ha la sensazione che si andrà incontro a qualcosa di avventuroso. Perché questo non è un cammino che si percorre: è un cammino che si scopre.
Ci si addentra lentamente nel paesaggio della Tuscia, tra campi aperti e linee dolci, dove l’orizzonte respira ampiamente. Poi, quasi senza accorgersene, qualcosa cambia. Il sentiero si abbassa, si stringe, e il mondo intorno comincia a chiudersi in una dimensione più intima, più profonda. È qui che si entra davvero nel cuore del cammino.
Le pareti iniziano ad alzarsi ai lati del sentiero, la luce si fa più sottile, filtrata dall’alto. La roccia è ovunque, viva, lavorata, scavata. Non è una roccia qualsiasi: è tufo, materia vulcanica antica, morbida quando viene incisa, capace di indurirsi nel tempo fino a custodire per secoli ogni traccia dell’uomo. È grazie a questa pietra che gli Etruschi hanno modellato il paesaggio, trasformandolo in qualcosa che oggi sembra quasi irreale.
E infatti, a un certo punto, il dubbio viene. Si è ancora su un sentiero… o dentro una storia? Le vie cave compaiono all’improvviso, mentre si cammina e… boom! Ci si tuffa giù, al di sotto della scorza della terra. Scorrendo nelle sue vene ci si ritrova in questi corridoi scavati nella roccia, profondi e imponenti.

Il passo rallenta in modo naturale. Non per fatica, ma per rispetto delle antiche genti che passarono da li. Ci si guarda intorno e con stupore si prosegue, passo dopo passo, in silenzio. Qui il tempo è stratificato sulle pareti, e ogni metro racconta qualcosa. Le superfici portano i segni di qualche millennio fa, di passaggi ripetuti, di una vita che scorreva tra villaggi, necropoli, tombe rupestri, cunicoli e luoghi sacri.
Non serve molto perché l’immaginazione inizi a correre. È in questi momenti che il cammino cambia ritmo e diventa esplorazione. Ci si muove con la curiosità di chi sa che, dietro ogni curva, potrebbe esserci qualcosa da scoprire. E sì, la sensazione è proprio quella: un po’ escursionisti, un po’ esploratori. Un po’ come come Indiana Jones!
Ma il Cammino dei Tre Villaggi non è solo profondità e mistero. È anche respiro. Ogni volta che si esce da una forra, il paesaggio si riapre. Tornano la luce piena, i campi, gli uliveti, i profili morbidi delle colline. E all’orizzonte, o poco più in là, compaiono i borghi.
Barbarano Romano si lascia osservare da lontano, arroccato sul tufo, come se volesse mantenere una certa distanza. Blera invece si rivela poco alla volta, con quella sensazione di luogo vissuto da sempre, dove le epoche si sovrappongono senza cancellarsi. Villa San Giovanni in Tuscia accoglie e chiude il cerchio, discreta, quasi a voler custodire il segreto di questo piccolo viaggio.

Dal punto di vista tecnico, il cammino si lascia affrontare con serenità. La distanza contenuta lo rende accessibile, ma mai banale. I continui saliscendi, le entrate e uscite dalle forre, i tratti più incassati e quelli esposti alla luce creano un ritmo vario, dinamico, che tiene sempre viva l’attenzione. È il terreno stesso a guidare il passo, a suggerire quando rallentare e quando lasciarsi andare.
Alla fine, quando si torna al punto di partenza, c’è una sensazione difficile da spiegare. Come se si fosse stati via più a lungo. Il primo giorno si parte, il secondo si è via già da un mese, una sorta di effetto “stanza dello Spirito e del Tempo”.
E forse è proprio questo il suo segreto.
Non è un cammino da conquistare, semmai è il contrario.
Un cammino che non ha bisogno di essere chilometrico per lasciare il segno, ma ti colpisce in pieno.

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