Sulle Vie Del Vento: I Tratturi d’Abruzzo e l’Anima Della Transumanza

C’è un Abruzzo che non si può conoscere se lo si attraversa in fretta. Non è fatto di strade asfaltate o di prestigiosi monumenti da dèpliant turistici. È un Abruzzo che scorre lento, al ritmo delle stagioni, inciso nel paesaggio da secoli di storia: sono i tratturi, le antiche vie della transumanza.

I Tratturi: Autostrade Verdi Della Storia

Il tratturo è un largo sentiero erboso, pietroso o in terra battuta, nato dal passaggio e dal calpestio delle greggi e delle mandrie che collegava le montagne dell’Appennino alle pianure del Sud Italia formando una rete articolata di percorsi principali e secondari. Di norma la larghezza del tratturo è di 111 metri corrispondenti a sessanta passi napoletani.

Queste “autostrade”, hanno origini antichissime, risalgono alla preistoria e il loro utilizzo era gratuito fino all’arrivo dei Romani, i quali imposero dazi sul transito dei capi. Le piste erano percorse in direzione sud, verso la Puglia, dove esisteva presso la città di Foggia la Dogana delle Pecore, mentre nei mesi caldi percorrevano il percorso inverso tornando nei pascoli montani dell’Appennino centrale dove il flusso migratorio era regolato dalla Doganella d’Abruzzo.

Dall’Abruzzo partono tutti e cinque i Regi Tratturi:

  • L’Aquila – Foggia (244 km) era il più lungo e importante, chiamato anche tratturo magno.
  • Pescasseroli – Candela (221 km)
  • Celano – Foggia (207 km)
  • Centurelle – Montesecco (155 km)
  • Castel di Sangro – Lucera (127 km)

La Transumanza: Il Viaggio Che Ritorna Ogni Anno

Alla base dei tratturi c’è la transumanza, un’antica tradizione pastorale che consiste nello spostamento stagionale delle greggi. Quando l’inverno cominciava a bussare alle porte e le cime iniziavano a imbiancare, i pastori non avevano scelta: bisognava partire alla ricerca di nuovi pascoli. Le mandrie lasciavano gli altipiani abruzzesi per scendere verso le più miti pianure pugliesi.

Non era un viaggio facile, ma necessario. Eppure, dentro quella necessità, viveva un mondo intero: affetti sospesi, promesse sussurrate, partenze cariche di nostalgia e coraggio. La notte prima di mettersi in cammino, tra i vicoli dei paesi, si intrecciavano voci e canti.

LA SPARTENZA

La neve già ce vede alle muntagne,
arriva la spartenza e tu nen piagne.
Rescàsane le morre chiane chiane,
dalle muntagne càlane alle piane.
Ju pecurale appenne la vesaccia
na làcrema ce cala pe la faccia.
Massera viene mille serenate

La Spartenza è la serenata che usavano i pastori abruzzesi per salutare mogli e fidanzate prima di partire per la transumanza invernale. Un canto melanconico, dal ritmo quieto in perfetta sintonia con le rocciose vallate circostanti. La spartenza (da spartire, separare) è il congedo spirituale del pastore, il canto che saluta la bella stagione, l’attività nei campi, le feste contadine e l’amata con la promessa di un ritorno lontano.

Perchè Riscoprire I Tratturi Oggi

Al giorno d’oggi la transumanza non è più una necessità, ma non è scomparsa. Sopravvive nella memoria del territorio così come nei sapori della cucina tradizionale abruzzese.

Camminare sui tratturi oggi significa attraversare una storia millenaria ma vuol dire anche rallentare, riconnettersi con un modo diverso di vivere lo spazio: più paziente, più consapevole, più umano.

In un mondo che corre sempre più veloce, i tratturi scandiscono ancora un ritmo antico, in equilibrio tra le stagioni. Quello che non ha fretta di arrivare, perché sa che il viaggio è già la destinazione.

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